Iscriviti gratuitamente!

- per far parte di una community internazionale
- per conoscere e farsi conoscere
- per scambiare e valorizzare competenze
- per contribuire allo sviluppo della provincia di Pordenone

News

Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)

Informativa del vice ministro dell'Economia Vittorio Grilli per quanto riguarda l'applicazione dell'IMU sulla prima casa

IMU prima casa: su abolizione decidono i Comuni

Sull'IMU per la prima casa i Comuni hanno piena autonomia, in quanto non è prevista riserva di imposta a favore dello Stato: per il viceministro all'Economia Grilli tocca ai Sindaci decidere o meno per l'abolizione IMU prima casa.

Francesca Vinciarelli - 10 maggio 2012 Se abolire o meno l’IMU sulla prima casa spetta ai Comuni, che possono farlo autonomamente da subito. A confermare che il Governo non intende prendere alcuna decisione in tema di imposta municipale unica – demandando la questione ai Sindaci – è il vice ministro dell’Economia Vittorio Grilli rispondendo alla domanda della Lega se vi fossero «iniziative volte ad escludere la prima casa dall’applicazione dell’IMU».

IMU prima casa, decisione ai Comuni

Più precisamente, Grilli ha dichiarato che «i Comuni, nell’esercizio della loro potestà regolamentare, possono disporre incrementi della detrazione per abitazione principale (pari a 200 euro) fino a concorrenza dell’imposta dovuta, esentando nei fatti l’immobile da imposizione».

E a quanti definiscono l’IMU sulla prima casa una patrimoniale nascosta, o comunque criticano la reintroduzione della tassazione sull’abitazione principale Grilli risponde che «l’Italia è il Paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali Paesi Ocse».

Ancora una volta si pone l’accento sulla necessità di risanare la situazione italiana, con i sacrifici di tutti, «non si dimentichi che la reintroduzione del prelievo sulla prima casa è dovuta, anche e soprattutto, alla esigenza congiunta del consolidamento dei conti pubblici e del perseguimento di obiettivi di equità (il prelievo sulla prima casa riduce la disparità di trattamento tra proprietari ed inquilini, che sostengono un costo per la disponibilità dell’abitazione)».

Gettito come l’ICI

Un gettito quello relativo all’IMU paragonabile a quello della vecchia ICI, «il gettito complessivo stimato derivante dall’IMU sulla prima casa è di circa 3,4 miliardi di euro, sostanzialmente equivalente a quello dell’ICI sull’abitazione principale (circa 3 miliardi di euro)», ha poi aggiunto il ministro.

Federalismo fiscale

L’IMU, secondo Grilli, «esprime poi attuazione di uno dei cardini del federalismo. Il gettito che ne deriva a livello locale è destinato alla copertura degli oneri per servizi indivisibili, di cui usufruisce in primo luogo chi, con l’abitazione principale, risiede in un determinato Comune.
Una esenzione dell’abitazione principale determinerebbe peraltro la concentrazione del prelievo sulle seconde od ulteriori case, e sugli immobili ad uso non abitativo».

«Il prelievo sulla prima casa offre ai Comuni un’importante leva di autonomia fiscale, in quanto gli stessi possono manovrare aumentando o diminuendo fino a 0,2 punti percentuali l’aliquota dello 0,4%.
Si aggiunga che, per l’IMU sull’abitazione principale, non è prevista riserva di imposta a favore dello Stato. Il Comune perciò può destinare l’intero gettito relativo a tali immobili al finanziamento dei servizi indivisibili», ha aggiunto il ministro.

Stime sull’IMU

Grilli poi si è lanciato in una stima dal punto di vista redistributivo: «su circa 19,2 milioni di immobili, 14,6 milioni genereranno IMU e circa 4,6 milioni saranno esenti da tassazione per effetto dell’incidenza delle detrazioni. La media del prelievo per immobileè di circa 235 euro. Su circa 24,3 milioni di proprietari di immobili, 17,5 milioni verseranno l’IMU e circa 6,8 milioni saranno esenti da imposizione».

Per poi passare alla «media pro-capite(influenzata dalle diverse quote di proprietà che possono insistere su un immobile) per i soggetti che verseranno l’IMU è di circa 194 euro».

   

Assunti 80 giovani grazie al 5 per mille

Evitata la fuga di cervelli all’estero impegnati nella ricerca. I contratti restano precari, ma si punta a coinvolgere le imprese

Grazie al 5 per mille, le donazioni dei contribuenti effettuate attraverso le dichiarazioni dei redditi a favore del Centro di riferimento oncologico di Aviano, ottanta ricercatori provenienti da tutta Italia hanno la possibilità di realizzare attività di ricerca in seno all’istituto. Si tratta di persone under 40 che fanno parte dello Young investigator programme dell’istituto friulano, riuniti ieri e oggi ad Aviano per confrontarsi e discutere di ricerca, ma anche di finanziamenti e di tutti gli aspetti della lotta al cancro.

«Sono impegnati in tutti gli ambiti della ricerca, dallo studio dei meccanismi di diffusione del cancro ai test clinici sui farmaci all’aspetto psicologico e di relazione con i pazienti - spiega Paolo De Paoli, direttore scientifico del Cro - la maggior parte è all’inizio della carriera e il 5 per mille ci permette di dare loro un contratto dignitoso, anche se precario, e una formazione che renda possibile proporsi ad altre realtà della ricerca».

Durante il meeting sono in programma incontri con ricercatori internazionali e la premiazione con un finanziamento di alcuni progetti di ricerca: «Dopo varie tappe da poco più di un anno sono approdata ad Aviano e sto lavorando in oncologia sperimentale - racconta a esempio Elisa Modica, siciliana di 33 anni, una dei partecipanti al concorso - la ricerca confida molto anche nelle donazioni che ciascuna persona può o sente di fare e, ogni volta che qualcuno fa una donazione, non la fa direttamente per noi ricercatori, ma per se stesso e per tutti quelli che hanno bisogno di cure e sostegno. Spero che, in un prossimo futuro, quanta più gente possibile possa credere in noi e nel nostro lavoro e che questo possa dare i suoi frutti a sostegno di tutti».

Se si guarda alla carta d’identità dei ricercatori si trovano le storie più diverse, accomunate dalla volontà di vincere la sfida contro il cancro. Uno degli esempi è quello di Marina Nicoloso, nata a Maracaibo ma originaria della provincia di Udine, che dopo cinque anni negli Usa ha deciso di trasferirsi ad Aviano e ha già ricevuto diversi riconoscimenti per la sua ricerca. «Dopo non poche discussioni tra me e il mio compagno, abbiamo deciso di provare e ho accettato l’offerta del Cro - racconta Nicoloso - a posteriori penso sia stata la scelta migliore che potessimo prendere in quel momento. I lati positivi sono che possiamo condurre la nostra ricerca liberamente e avendo l’aiuto di tutti i nostri colleghi. Le difficoltà non sono poche e ci sono anche dei retroscena stravaganti: per assurdo abbiamo le risorse economiche, ma non lo spazio dove sviluppare il nostro lavoro».

Fra i giovani ricercatori presenti alle giornate c’è anche chi si è lanciato addirittura nel mondo dell’industria: «Quando mi è stato proposto di prendere parte alla creazione ex novo di una spin-off - racconta Paola Biason, 33 anni - una società costituita da partner privati e dal Cro, ho accettato la sfida. Purtroppo quando si cerca di unire due realtà molto diverse a livello giuridico e di missione, si incontrano numerosi ostacoli, cavilli burocratici, tempi d’azione diversi, finalità differenti». Tra i baby-ricercatorì anche qualche friulano d’adozione: «Dopo la laurea mi sono trasferito ad Aviano dove ho trovato il Cro come luogo ideale per coltivare il mio sogno di studiare la biologia molecolare del cancro - racconta Joshua Armenia, 27 anni, nato a Modica - ad Aviano mi occupo dello studio dei “Micrornas” nella regolazione del ciclo cellulare, ossia piccole molecole di Rna che da numerosi e recenti studi risultano essere correlate a molti tipi di tumori».

Da Messaggero Veneto del 13 aprile 2012

   

TONDO A BRUXELLES: INCONTRO CON VP TAJANI E PARLAMENTARI UE

Venerdì 30 Marzo 2012 07:38

Bruxelles, 27 mar - Nella prossima programmazione comunitaria per il periodo 2014-2020 in Friuli Venezia Giulia per le sole politiche di coesione dei Fondi strutturali potrebbero arrivare risorse europee pari ad un miliardo di euro, che si assommeranno ai fondi legati alla cooperazione territoriale, non ancora quantificabili.

Cifre di sicuro molto importanti che la Regione vuol prepararsi a impiegare al meglio, facendole rientrare nella propria programmazione per dare impulso alla crescita, allo sviluppo, all'occupazione, alla competitività. Nell'intento di disegnare il proprio futuro europeo, dopo il confronto di ieri con il commissario UE alle politiche regionali, l'austriaco Johannes Hahn, il presidente della Regione Renzo Tondo, nella sua seconda giornata di missione istituzionale a Bruxelles, ha incontrato oggi, in tre diversi momenti, il vicepresidente della Commissione europea e responsabile di industria e imprenditoria, Antonio Tajani, i parlamentari europei eletti nel Nord Est Elisabetta Gardini, Amalia Sartori, Debora Serracchiani e Antonio Cancian, l'ambasciatore Marco Peronaci, della Rappresentanza permanente d'Italia presso la UE. Tre i temi dei colloqui. A quelli degli incentivi al sistema economico e produttivo (i cosiddetti aiuti di Stato a finalità regionale) e della nuova programmazione 2014-2020, già affrontati con Hahn, si è aggiunto oggi quello delle grandi infrastrutture di trasporto, con particolare riferimento al progetto Corridoio Baltico-Adriatico, uno dei due assi destinati ad attraversare il Nord Est, insieme al Lisbona-Kiev.

Sugli aiuti di Stato la richiesta di Tondo è mantenerne l'attuale intensità, in termini percentuali, prevedendone però, nella prospettiva della revisione delle regole, una destinazione non più ancorata a rigidi criteri geografici, come in passato, ma che possa far riferimento alle maggiori criticità presenti sul territorio. ''In sette anni cambiano moltissime cose, abbiamo bisogno di flessibilità'', ha evidenziato Tondo, chiedendone peraltro la conferma anche per la grande industria, pur nei limiti indicati ieri da Hahn. E dunque non per la creazione di nuove imprese, bensì per la riconversione di quelle esistenti, per l'innovazione, per la ricerca. Il presidente, che a Bruxelles ha rappresentato le altre Regioni d'Italia, ha sollecitato l'interessamento di Tajani e dei parlamentari sulla questione dei possibili sostegni alla costruzione di infrastrutture, su cui la Commissione mantiene una posizione piuttosto rigida ma che costituisce, ne è convinto Tondo, ''elemento di forte sviluppo economico e sociale''.

Tondo ha quindi definito ''strategica'' per la nostra regione la cooperazione territoriale, che vede oggi il FVG già impegnato su tre programmi transfrontalieri, quattro transnazionali e due interregionali e che è destinata a trarre ulteriore impulso dalla costituzione del GECT Euroregione, un'iniziativa da tutti assai apprezzata. In vista della nuova programmazione Tondo ha chiesto alla Commissione di aver al più presto la mappatura delle aree sulle quali si potrà continuare ad intervenire, in modo da iniziare a predisporre i progetti regionali. Per quanto riguarda il Corridoio Adriatico-Baltico, si è convenuto che va seguito ancora con attenzione il tema del definitivo tracciato. Interesse alle tematiche poste dal Friuli Venezia Giulia è stato garantito dal commissario Tajani, mentre i parlamentari, definendo molto opportuna l'iniziativa di Tondo, hanno assicurato disponibilità a ''viaggiare insieme''.

Positivo il commento del presidente al termine della due giorni nella ''capitale dell'Europa'', definiti ''intensi e positivi'', cui presto seguiranno altre iniziative nella stessa direzione. ''Proporrò ai presidenti di Emilia Romagna e Veneto un confronto con tutti gli europarlamentari in particolare sul Corridoio Baltico Adriatico'', ha già annunciato il presidente del Friuli Venezia Giulia, dicendosi anche intenzionato a convocare al più presto uno specifico confronto sulla cantieristica. Nel corso della sua visita istituzionale a Bruxelles, Tondo non ha mancato di ritagliarsi uno spazio per incontrare anche i rappresentanti dei corregionali all'estero e i funzionari provenienti dal Friuli Venezia Giulia che lavorano presso le istituzioni comunitarie. Il tutto sempre nell'intento di mantenere e rafforzare relazioni importanti, per proiettare sempre di più la nostra regione nella dimensione europea. ARC/PPD

   

dal Corriere della Sera 19 febbraio 2012

Belle e dimenticate: Trieste batte tutti
Le 10 città affascinanti ignorate dai turisti

La casa editrice Lonely Planet esalta il capoluogo giuliano
"citta inusuale" con "seducente senso elegiaco del passato"

 

LeRive--180x140  MILANO - In una celebre poesia, Umberto Saba, il suo più illustre cantore, ne descriveva la "scontrosa grazia" e la paragonava a un amore reso inquieto dalla gelosia. Forse è proprio questa bellezza brusca e schiva che rende Trieste una delle città più affascinanti del mondo, ma poco apprezzata da chi vive fuori dai suoi confini. In una recente classifica, pubblicata sul sito web della Lonely Planet (http://www.lonelyplanet.com/italy/friuli-venezia-giulia/trieste/travel-tips-and-articles/77017), il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia si piazza al primo posto tra le città più belle e allo stesso più ignorate dai turisti internazionali

 BELLEZZA TRAVOLGENTE - Il sito della casa editrice australiana, specializzata in guide turistiche, afferma che nonostante esistano città d'inconfondibile fascino e di estrema bellezza, capita che alcune di queste siano incredibilmente trascurate e poco battute dai turisti. I motivi sono molteplici. A volte è la loro posizione geografica, lontana dai tradizionali percorsi turistici a renderle poco attraenti, mentre più spesso è la presenza, a poche decine di chilometri, di metropoli più glamour e famose a indurre i vacanzieri a ignorarle completamente. piazzaunita--180x140Perchè - si chiede la Lonely Planet - Trieste non è fra i must del turismo internazionale? Descritta come una città «inusuale» e celebrata per il suo melting pot culturale, Trieste «conserva un seducente senso elegiaco del passato» ed è ricca di splendore asburgico grazie alle sue caffetterie viennesi e alla sua singolare cucina mitteleuropea.

 

Infine l'articolo della Lonely Planet ricorda che il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia oltre a presentare un immenso lungomare in stile neoclassico è stato a lungo il porto chiave dell'impero austro-ungarico ed è anche il luogo dove James Joyce ha iniziato a scrivere l'Ulisse, forse l'opera più importante del '900.

   

Pagina 2 di 4